ALLA SCOPERTA DELLE CICLOVIE DELL’EMILIA ROMAGNA – PARTE #1

Grazie alla collaborazione e all’ottimo lavoro svolto da Travel Emilia Romagna e APT Servizi Emilia Romagna, vogliamo presentarti un viaggio tra le Ciclovie dei Parchi dell’Emilia Romagna: 10 percorsi ciclabili dal Piacentino alla Romagna all’interno di 9 parchi regionali e una riserva naturale.

Ecco la prima parte: alla scoperta della Ciclovia dello Stirone, del Taro, Boschi di Carrega, del Parco dei Sassi e dei Gessi di Gaibola!

Ciclovia dello Stirone – Parco regionale dello Stirone e del Piacenziano
Per quanto non difficile, la ciclovia dello Stirone sale lungamente nel fondovalle dell’omonimo torrente, su percorso piacevolmente movimentato e a tratti piuttosto impervio (passaggi stretti, brusche svolte su fondo sassoso o con buche, radici, ecc.).
Il paesaggio va dalle distese di campi intercalati a filari di grandi alberi (querce, gelsi) fino ai boschi collinari che rivestono le alture di Vigoleno, passando per l’ambiente fluviale dello Stirone, incassato fra ripide scarpate e con costanti macchie di salici e pioppi. Il volo coloratissimo dei gruccioni o l’osservazione dei reperti fossili rendono ancora più emozionante l’escursione. Non mancano motivi di interesse storico-monumentale legati ai tratti urbani (Fidenza, Vigoleno, Salsomaggiore) o a singoli edifici antichi isolati nel contesto rurale (le romaniche chiese di San Nicomede e San Genesio). L’itinerario è ad anello con alcune varianti da utilizzare a seconda delle variabili stagionali.
Partiti dalla stazione di Fidenza e attraversato il centro storico si raggiunge, nel periferico quartiere Luce, l’argine di destra idrografica dello Stirone che farà da direttrice dell’itinerario. Una deviazione su stradelli privi di traffico consente di aggirare la confluenza del torrente Ghiara dopodiché si risale a fianco del greto fino a Scipione Ponte, nei pressi del centro visite del parco.
Altri tratti su sentiero a breve distanza dall’alveo portano in località Trabucchi, ormai nell’alto corso, dove si può intraprendere la salita finale per Vigoleno, borgo collinare con antichi edifici nella calda e giallastra pietra arenacea locale.
L’itinerario si muove poi su viabilità ordinaria verso la cittadina termale di Salsomaggiore da dove programmare il ritorno a Fidenza mediante una comoda pista ciclabile oppure in treno.

Ciclovia del Taro – Parco fluviale regionale del Taro
La ciclovia del Taro si compone di due diversi itinerari fisicamente distinti ma complementari e, volendo, percorribili l’uno di seguito all’altro. Si parte dalla stazione ferroviaria di Collecchio e, attraversato il centro, si va in direzione sud  lungo la vecchia Statale della Cisa per un paio di chilometri, voltando a destra su viabilità secondaria fino a Corte Giarola, complesso monumentale di grande fascino storico e architettonico, nonché sede del parco, e centro visita, che offre possibilità di noleggio di biciclette.
Il primo itinerario è abbastanza semplice, tutto su terreno pianeggiante, lungo tranquille stradine campestri che si snodano verso sud (monte) toccando l’edificio monastico di Oppiano, antico punto di sosta dei pellegrini che percorrevano il fondovalle diretti a Fornovo, lungo la via Francigena per Roma. Oltrepassata la frazione di Villanova si giunge ad Ozzano Taro, di nuovo sulla Statale della Cisa, dove si volta a sinistra per chiudere l’anello passando per Gaiano: qui, eventualmente, c’è la possibilità di connettersi con la ciclovia dei Boschi di Carrega. L’ambiente è sempre rurale, senza traffico, tra siepi, filari di gelsi ed esemplari di querce o di noci isolati fra i campi.
Il secondo anello parte sempre da Corte Giarola ma si snoda a ridosso del Taro e degli antichi canali che si dipartono dal corpo idrico principale, in ambiente fluviale vero e proprio (boschi, boschetti, ambienti sassosi di greto), su sentiero a fondo naturale pianeggiante ma piacevolmente movimentato e più “avventuroso”: basta peraltro un minimo di attenzione a qualche repentino cambiamento di direzione, qualche passaggio relativamente stretto o con fondo un po’ accidentato (sassi, radici, talvolta pozzanghere) e a qualche piccolo guado.

Ciclovia Boschi di Carrega- Parco regionale dei Boschi di Carrega
La ciclovia di Carrega si sviluppa in un paesaggio tipicamente forestale ed è percorribile in ogni stagione, anche nella più calda estate vista la prevalenza di tratti freschi e ombreggiati. Siamo ad una quindicina di chilometri a sud di Parma, su antichi terrazzi fluviali fra Baganza e Taro da sempre coperti di boschi di grande valore naturalistico oltre che storico e turistico-ricreativo.
Antica riserva di caccia dei Farnese, poi dei Borbone e infine (inizi XX secolo) acquistati dai principi Carrega, i Boschi presentano una composizione a latifoglie miste cui nel tempo sono state aggiunte specie esotiche – prevalentemente conifere – a scopo ornamentale. Costituisce una particolarità forestale una singolare faggeta, piantata nel 1828 da Maria Luigia d’Austria con esemplari prelevati dall’alto Appennino parmense.
L’itinerario parte dalla stazione ferroviaria di Collecchio e, attraversato il paese, raggiunge l’ingresso del parco, al termine della laterale via Conventino. Una striscia d’asfalto costeggia il Bosco della Capannella e sale con due tornanti al rettilineo dove si devia a destra per uno sterrato che conduce in breve al Casino dei Boschi, grandiosa residenza dei duchi di Parma immersa in un parco-giardino ottocentesco che ospita oggi il centro visite del parco.
Si prosegue verso sud, sempre su asfalto ma in ambiente sempre più forestale fino ai 300 metri di quota di Monte Castione, “giro di boa” del nostro itinerario che da questo punto in poi scende tra castagneti fino a Talignano da cui si può raggiungere  la romanica Pieve di Talignano (e da li eventualmente raccordarsi alla Ciclovia del Taro) oppure,  con terreno asciutto, immettersi nel sentiero per MTB e attraverso Piana Marchesi e il pittoresco Lago della Svizzera raggiungere via Conventino già percorsa all’andata.

Ciclovia del parco dei Sassi – Parco regionale dei Sassi di Roccamalatina
Itinerario di notevole impegno, sia per lunghezza che per dislivello, anche se accorciabile un poco in caso di necessità. Tutto gravita attorno ai Sassi, guglie arenacee emergenti nel paesaggio e quasi sempre visibili al centro dell’anello del nostro percorso. Curiosamente simili alle Meteore greche, oltre all’interesse geomorfologico essi racchiudono peculiarità botaniche e faunistiche: basti citare il picchio muraiolo, il raro geotritone presente in alcune cavità naturali o i rapaci nidificanti sulle rupi come il falco pellegrino. Da non perdere anche una visita a Pieve di Trebbio, tra l’altro vicinissima al centro visite del parco: chiesetta che conserva l’impianto romanico e parecchi elementi scultorei in pietra originali, nonostante il pesante restauro dei primi del ‘900.
Dalla stazione ferroviaria di Vignola si raggiungono i confini del parco con il Sentiero Natura del fondovalle Panaro. Oltrepassato Ponte Casona si percorre la strada omonima fino all’inconfondibile bivio di quota 307 dove si sale a tornanti fino a Pieve di Trebbio.
Si arriva poi a Castellaro e al Borgo dei Sassi, dominati dalle guglie arenacee che sono cuore e principale attrattiva del parco. Dopo l’eventuale salita a piedi alla più alta di esse, si torna al bivio di Castellaro per raggiungere, su asfalto, il paese di Roccamalatina. Da qui si può salire a Montecorone, altro borghetto di origine medievale incastonato tra campi e castagneti e in vista del Sasso di Sant’Andrea, oppure intraprendere subito il periplo della valle del Mulino della Riva con tortuosa strada a mezza costa che raggiunge Castellino delle Formiche, in posizione panoramica verso i Sassi.
Da qui, passando per Sant’Apollonia, si scende al bivio di quota 307 già toccato all’andata e si fa ritorno a Vignola.

Ciclovia dei Gessi di Gaibola – Parco regionale dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa
Itinerario di prima collina relativamente breve ma con salite da non sottovalutare.
Dopo una partenza in ambiente urbano si raggiungono le porte del parco, caratterizzato da una roccia non comune, il Gesso, e dai relativi ambienti carsici movimentati da doline (grandi conche imbutiformi con, sul fondo, la classica grotta ad inghiottitoio), boschetti, ex coltivi e piccole rupi; non manca anche l’ambiente fluviale, rappresentato da pioppi, salici e ontano nero, con sottobosco in prevalenza di corniolo, sambuco, acero campestre, sanguinella.
Il percorso ad anello è raggiungibile sia dalla stazione ferroviaria di San Lazzaro che da quella di Ozzano. Da Pizzocalvo, con l’omonima chiesetta, si va verso sud e al primo bivio si può deviare, facoltativamente, per attraversare l’Oasi Fluviale WWF di Molino Grande, sull’Idice. Altrimenti si sale direttamente verso Gaibola, su strada ripida e ben presto sterrata che raggiunge l’ambiente carsico dei Gessi, crivellati di doline e qui rivestiti di boschi con spettacolari fioriture primaverili di geofite (bucaneve, scilla, dente di cane). Costeggiate le grandi doline delle Buche di Gaibola e poi di Ronzana e dell’Inferno, si raggiunge l’asfaltata via dell’Eremo da cui si scende in breve, a destra, al fondovalle Zena. Oltrepassato il centro parco “Luigi Fantini” e la vicina Grotta del Farneto, di interesse storico-archeologico e oggi anche didattico e turistico, si raggiunge la località La Cicogna, da cui è possibile riprendere la pista ciclabile verso la stazione di San Lazzaro oppure proseguire per via Palazzetti e ritornare alla stazione di Ozzano.

La seconda parte del tour attraverso le ciclovie dell’Emilia Romagna verrà pubblicata giovedì 5 marzo! Non perderla!

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