ALLA SCOPERTA DELLE CICLOVIE DELL’EMILIA ROMAGNA – PARTE #2

Come promesso, ecco il secondo approfondimento dedicato ai 10 migliori percorsi ciclabili dell’Emilia Romagna, realizzato grazie alla collaborazione e all’ottimo lavoro svolto da Travel Emilia Romagna e APT Servizi Emilia Romagna.

Dopo avervi presentato la scorsa settimana la Ciclovia dello Stirone, quella del Taro, dei Boschi di Carrega, del Parco dei Sassi e dei Gessi di Gaibola, è la volta di altre 5 imperdibili ciclovie!

Ciclovia della memoria – Parco storico regionale di Monte Sole
Itinerario molto gratificante malgrado (anzi, per qualcuno grazie a) il non trascurabile impegno fisico dovuto a dislivello, relativa lunghezza del percorso e ricorrente presenza di tratti fangosi.
Il luogo possiede – certo – evidenti motivi di interesse paesaggistico (lunghi tratti di crinale tra Reno e Setta, con vedute panoramiche), botanico (boschi misti di latifoglie tipiche della media montagna appenninica affiancate ad autentiche peculiarità come i nuclei rupestri di leccio o di pino silvestre) e faunistico (possibilità di avvistare branchi di ungulati, senza trascurare la presenza ormai stabile del lupo), ma va sottolineato come questo sia essenzialmente un parco storico e memoriale, legato al ricordo del più doloroso eccidio di civili commesso in Italia dagli occupanti nazisti.
Partiti dalla stazioncina di Lama di Reno si raggiunge la romanica pieve di Panico, che si consiglia di visitare, dopodiché si sale a San Silvestro, sul crinale tra Reno e Setta che segnerà in pratica tutta l’ossatura dell’itinerario. Lasciatisi alle spalle i tratti argillosi, con frequente presenza di fango, si raggiungono le formazioni arenacee di Monte Sole, la cui cima viene però aggirata con una lunga deviazione passante per  il vicino oratorio di Cerpiano e per il cimitero e chiesa di Casaglia. Questi edifici, come gli altri seguenti, sono i muti testimoni della strage che comportò la distruzione della comunità di Monte Sole nell’autunno del 1944 (770 vittime, 955 complessive nel periodo dell’occupazione); sono stati consolidati ma non ricostruiti e ad essi è affidato il compito di tramandare «ciò che è stato» ed il messaggio che «tutto questo non si ripeta più».
Il ritorno avviene dal centro visita del parco il “Poggiolo”, lungo la stradina che scende a Sperticano e a Pian di Venola, dove si riprende il treno.

Ciclovia di Monteveglio – Parco regionale Abbazia di Monteveglio
Itinerario di collina con qualche dislivello, ma facile (è tutto su asfalto) e in ambiente ideale, di boschetti alternati a campi e, in alcuni settori, a calanchi. Fulcro e cuore del parco, nonché dell’escursione, è l’Abbazia di Santa Maria di Monteveglio che dà nome e identità all’area protetta. Si tratta di una chiesa romanica che conserva ancora l’architettura originaria (anche se fu oggetto, fra 1927 e 1931, di restauri che comportarono qualche arbitrario rifacimento) e che con la sua mole di mattoni rossi, la sua cornice di cipressi e la sua posizione pittoresca al termine di un borghetto silenzioso, possiede anche un indiscutibile pregio paesaggistico.
Si parte dalla stazione ferroviaria di Bazzano e, attraversato il centro storico (con la Rocca e il suo museo civico ricco di reperti archeologici, da non perdere), per stradine secondarie si raggiungono i confini del parco. Aggirato il paese di Monteveglio lungo la pista ciclabile, si raggiunge con una breve ma intensa salita l’abbazia, meritevole di visita per i suoi motivi di interesse storico, architettonico e ambientale.
Ridiscesi lungo via Abbazia fino al centro visite del parco, situato nei bellissimi prati di San Teodoro alle porte dell’abitato nuovo di Monteveglio, si riprende il giro che inizialmente si tiene parallelo al torrente Ghiara di Serravalle per poi salire dal versante sud del parco lungo strade asfaltate a traffico locale assai scarso, e in piacevole ambiente campestre. La salita termina nei pressi del crinale che separa la valle del Rio Paraviere da quella del Rio Marzatore attorno ai 300 m di quota, da dove si inizia a scendere fra boschetti misti di latifoglie (querce, carpini, aceri) e piccoli coltivi con ciliegi e noci.
Raggiunta Tagliolina si percorre tutto l’ombroso fondovalle del Rio Marzatore chiudendo l’anello ad un paio di chilometri da Bazzano.

Ciclovia dei Gessi- Parco regionale Vena del Gesso romagnola
Escursione lunga e non priva di dislivelli, ma accorciabile in vari modi in caso di necessità. Si svolge prevalentemente su strade asfaltate con scarso traffico e, in caso di terreno asciutto, è possibile deviare attraverso alcune varianti su sentiero. I motivi di interesse naturalistico risiedono nella singolarità della roccia, il gesso, protagonista di morfologie carsiche insolite, nonché substrato per una copertura vegetale qualitativamente ricca, mediterranea sulle pendici rivolte a sud e boscosa invece su quelle a nord.
Dalla stazione di Brisighella si sale per la provinciale diretta a Riolo Terme, sfiorando la Rocca e il Santuario del Monticino; da quest’ultimo si stacca una spettacolare deviazione, più impegnativa e fattibile solo con terreno asciutto, che attraversa tutto il “Museo geologico all’aperto del Monticino”, realizzato nell’enorme trincea di una cava abbandonata; altrimenti si tiene la provinciale fino a Case Varnello, oltre le quali si volta per la comunale via Rontana e, poco dopo, per il centro visite Ca’ Carnè. L’ambiente si fa più forestale e carsico, con affioramenti di gesso che presentano magnifiche erosioni. Da Ca’ Carnè si sale all’asfaltata, ora un po’ distante dall’affioramento gessoso, per raggiungere il passo della Valletta, da cui si scende velocemente a Zattaglia. Qui si può intraprendere un secondo anello che aggira Monte Mauro, vetta principale della Vena del Gesso e zona carsica di selvaggia suggestione. Nel versante nord si attraversa anche una fascia di argille con testimonianze della velleitaria opera di bonifica tentata nel Ventennio. Ridiscesi al fondovalle Sintria, si va a tagliare il promontorio gessoso del “passo del Gatto”, attraversando l’ennesima zona di doline e boschetti carsici e sbucando infine sulla provinciale Riolo-Brisighella.

Ciclovia del Trebbia – Parco regionale fluviale del Trebbia
La ciclovia del Trebbia è caratterizzata da una notevole diversità di ambienti.
Si parte da quello urbano del centro storico di Piacenza: lasciata la stazione ferroviaria si pedala per strade in pavè, in buona parte pedonali, fra chiese romaniche e animate piazze.
Si esce in direzione sud, attraversando la periferia su ciclabile protetta. Giunti a Gossolengo, dopo un km lasceremo la provinciale al primo bivio a destra per La Rossia (area naturalistica del Parco con aula didattica) dove inizia lo sterrato adatto alle mtb.
Si prosegue, tra tratti ombreggiati, fino a Case Buschi dove si lascia il greto per inoltrarsi all’interno e la vista del campanile della Chiesa di S. Patrizio indica l’arrivo a Roveleto Landi, che lambiremo su ciclabile in sede propria.
Si prosegue, su sterrata impreziosita dal nuovo ponticello ciclopedonale sul Rio Cassa, fino alle porte di Pieve Dugliara dove una deviazione verso destra in discesa ci riporta verso il fiume.
Si arriva a Rivergaro su carraia e si procede sul lungo Trebbia in zona pedonalizzata con aree giochi, ristoro, fontana ed i locali della Pro Loco, che segnano la fine del percorso di andata.
Il ritorno segue lo stesso tracciato di andata fino a Case Buschi, dove si può scegliere di proseguire su asfalto in direzione Molinazzo di Sopra e attraversare il Trebbia sul Ponte di Tuna per raggiungere la parte di Ciclovia in sponda sinistra verso il Castello di Rivalta, oppure proseguire nello stesso itinerario di andata su sterrata fino a La Rossia e poi sulla SP28 fino a Piacenza.
Per chi va in sponda sinistra, al ritorno, dopo il Ponte di Tuna, suggeriamo di proseguire su SP28 fino a Gossolengo e poi Piacenza.

Ciclovia del Secchia – Riserva naturale orientata Cassa di espansione del fiume Secchia
Itinerario da manuale: comprende un clamoroso inizio urbano attraverso il centro storico di Modena (la meravigliosa Piazza Grande è patrimonio dell’umanità riconosciuto dall’Unesco), un avvicinamento lungo piste ciclabili o stradine a traffico molto scarso, una possibile deviazione (a Campogalliano) e una meta di eccelso valore naturalistico: la riserva “Cassa di Espansione del fiume Secchia”. L’itinerario comprende anche Rubiera dove si può ammirare l’antico Ospitale, il centro storico e la Pieve romanica di S. Faustino.
Nate alla fine degli anni ’70 come dispositivo di “sicurezza idraulica” per regolare le piene del fiume Secchia, le casse di espansione (bacini arginati con perimetro di 8 chilometri e superficie allagabile di circa 200 ettari) hanno acquisito nel tempo molteplici valenze: elemento caratteristico del paesaggio, habitat per la sosta e nidificazione di uccelli e, non ultimo, meta di escursioni e passeggiate.
Dalla stazione ferroviaria di Modena si raggiunge la via Emilia e la si segue verso ovest, deviando oltre le porte della città su un percorso lungo stradine “minori” fino ad attraversare il Secchia con il bel ponte “Barchetta”. Sulla riva opposta si può deviare per il centro di Campogalliano, altrimenti dal Santuario della Sassola si raggiunge la cassa di espansione che presenta almeno tre diverse tipologie di ambienti: il bosco planiziale, il canneto lungo gli argini e le distese d’acqua, anche con vegetazione palustre. Il percorso ciclistico proposto è ben rappresentativo in quanto permette di avere informazioni visive dell’habitat complessivo dell’area protetta; consiste nel giro completo degli argini, piacevolmente arricchito da qualche variazione e da soste di carattere “contemplativo” e faunistico, vista la vocazione al birdwatching dell’intera riserva.

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