L’INFLUENCER DEL MESE: MINISTRY FAB

Terza puntata della rubrica “Influencer del mese” di Bike Like This. Nei primi due appuntamenti, vi abbiamo presentato Daniele Bozzoli e Nicole D’Agostin, due cycling influencer con caratteristiche e storia differenti accomunati però dal grande successo su Instagram.

Oggi è la volta di Fabio Corbellini, in arte Ministry Fab, celebre su Instagram e al tempo stesso su Youtube.

Ciao Fabio, raccontaci chi sei!
Ciao mi chiamo Fabio Corbellini ho 44 anni e vengo da Milano. Mi sono avvicinato al mondo delle 2 ruote qualche anno fa, dopo aver girato una cinquantina di nazioni da solo (ora sono 62). Mi racconto sempre come un viaggiatore con una bici in mano ma in realtà le bici sono due, ho anche una vecchia MTB del 1992 con la quale ho iniziato ad affrontare le prime salite 5 anni fa fino ad arrivare con un pizzico di orgoglio oltre i 3000 mt.

Quando e perché hai deciso di raccontare al grande pubblico le tue esperienze di viaggio e la tua passione per la bici?
Mi ricordo esattamente quel momento. Ci sono delle sliding doors nella vita che ne cambiano il corso.
Ero a casa dei miei genitori, l’ultimo giorno del 2017, e guardando le foto di un ragazzo inglese che era stato con me in tenda in Botswana ho pensato: ma io ho 20 anni di foto!!!. Così ho creato il mio profilo pubblico su Instagram, inizialmente per gioco. Diciamo che quel momento rappresenta la sorgente del mio fiume che con i km è cresciuto di portata.

Il lato più bello e quello più brutto del tuo lavoro?
Il lato più bello è che non è un lavoro (ride, ndr). Indipendentemente dalla mole di impegni che potresti avere la mia testa ha la percezione che sto facendo qualcosa che ho sempre fatto per divertirmi e le percezioni vincono sulla realtà. Il lato brutto è saper trovare un equilibrio tra il social e il reale. Non è un vero e proprio lato negativo, direi che è necessario.

Il settore del cicloturismo è in costante crescita, cosa manca ancora a questo settore in Italia?
La rete cicloturistica si sta sviluppando ed è come un tessuto nervoso che cresce. Siamo partiti più tardi ed abbiamo ovviamente un gap kilometrico rispetto ad alcuni stati Europei ma dipende anche da quanto metteremo la bici al centro della comunicazione verso il turista. Il brand Italia è impagabile. Toscana, Dolomiti, Costiera Amalfitana, dove altro le trovi? Ma è il messaggio di poterne usufruire facilmente che dovremmo fare arrivare. Il content marketing è basilare in una società “social” come la nostra.

Dalla tua esperienza, quali potrebbero essere delle best practice da importare nel nostro paese?
Dobbiamo innanzitutto avvicinarci mentale e culturalmente ai paesi del centro-nord Europa e questo si fa con l’educazione civica nelle scuole come prima cosa. Se vuoi un prato verde devi seminare prima. Nei paesi più evoluti è la ciclabile che interrompe la strada e non la strada che interrompe la ciclabile. E’ un segnale che lanci: la bici viene prima dell’auto.

Tre video che hai pubblicato sul tuo canale a cui sei particolarmente legato e perché?
Innanzitutto l’ultimo in Val Formazza, realizzato a gennaio. Ho provato per la prima volta un E-bike e mi sono divertito un sacco.

Il secondo è un documentario girato in Montenegro quest’estate. Grezzo, fatto solo con un cellulare e montato con un’app. Però veritiero su me stesso e sul mio modo di viaggiare.

 Il terzo è invece un video realizzato all’Alpe Devero. Un posto talmente bello che forse nemmeno la Disney avrebbe potuto disegnarlo meglio.

Per concludere, una domanda di cronaca. Quale dovrebbe essere il ruolo di un web influencer in questa situazione di emergenza?
Semplicemente “accompagnare”. Quello che sto facendo è mostrarmi all’interno della mia casa. Al posto dei miei viaggi e dei miei allenamenti sto cucinando. Alla fine ci hanno chiesto di stare a casa. Raccontiamo la riscoperta della semplicità e delle piccole cose quotindiane.

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